Allenare il gesto o l’atleta?

Vincoli, variabilità e apprendimento motorio negli sport di squadra

 

Introduzione

 

Dal gesto corretto all’adattamento funzionale

Nel lavoro quotidiano con atleti di sport di squadra, emerge spesso una domanda tanto semplice quanto cruciale: stiamo allenando un gesto corretto o stiamo costruendo un atleta capace di adattarsi?

 

La questione non è puramente tecnica né esclusivamente metodologica. Riguarda il modo in cui intendiamo l’apprendimento motorio, il ruolo dell’errore, della variabilità e, più in generale, il tipo di atleta che vogliamo formare. Per il preparatore fisico, che opera spesso “a monte” del gesto tecnico, questa riflessione è tutt’altro che marginale.

 

Scopo di questo articolo è analizzare, alla luce della letteratura scientifica, il contributo dei modelli di apprendimento motorio non lineari e dell’approccio basato sui vincoli (constraints-led approach), per comprendere se e come l’allenamento possa favorire l’emergere di gesti efficaci, robusti e adattabili nel tempo.

 

 

Apprendimento motorio: un processo non lineare

 

I modelli tradizionali di insegnamento motorio hanno spesso interpretato l’apprendimento come un processo lineare: ripetizione del gesto “corretto”, riduzione progressiva dell’errore e stabilizzazione della tecnica. Tuttavia, numerosi lavori hanno messo in discussione questa visione semplificata.

 

Newell (1986) descrive l’apprendimento motorio come un processo emergente, influenzato dall’interazione dinamica tra individuo, compito e ambiente. In questa prospettiva, migliorare non significa semplicemente ripetere meglio, ma adattarsi in modo più efficace a condizioni variabili.

 

Bernstein, già negli anni ’60, introduce il concetto di “repetition without repetition”: anche quando il compito appare identico, ogni esecuzione è diversa, perché il sistema nervoso deve continuamente risolvere nuovi problemi di coordinazione. L’errore, in questo contesto, non è un fallimento da eliminare, ma un’informazione funzionale all’apprendimento.

 

 

Il concetto di vincolo (constraints)

 

Uno dei contributi più rilevanti alla comprensione dell’apprendimento motorio è il modello dei vincoli (constraints) proposto da Newell (1986), che distingue tre categorie principali:

 

  • Vincoli dell’organismo: caratteristiche fisiche, biologiche, psicologiche dell’atleta
  • Vincoli del compito: regole, obiettivi, attrezzature, spazi
  • Vincoli dell’ambiente: condizioni esterne, contesto, avversari, rumore, tempo

 

Il comportamento motorio emerge dall’interazione tra questi vincoli, senza che sia necessario prescrivere esplicitamente ogni dettaglio del gesto. L’allenamento diventa così un processo di manipolazione intelligente dei vincoli, piuttosto che di imposizione di soluzioni tecniche.

 

Per il preparatore fisico, lavorare su carichi, spazi, tempi, fatica e complessità del compito equivale a modellare l’ambiente di apprendimento in cui il gesto prende forma.

 

 

Variabilità: rumore o risorsa?

 

Uno dei punti più controversi riguarda il ruolo della variabilità. Tradizionalmente considerata un “rumore” da ridurre, la variabilità è oggi vista come una componente essenziale dell’apprendimento motorio.

 

Studi di Ranganathan e Newell mostrano come un’adeguata esposizione alla variabilità favorisca la ricerca autonoma di soluzioni motorie più stabili e adattabili. Non tutta la variabilità è utile: è necessario distinguere tra variabilità disfunzionale e variabilità funzionale, ovvero quella che stimola l’esplorazione senza compromettere il compito.

 

La stabilità del gesto non deriva dalla sua rigidità, ma dalla capacità del sistema di mantenere la prestazione anche in condizioni perturbate.

 

 

Dal gesto ideale al gesto robusto

 

Negli sport open-skill come il basket, il gesto tecnico non viene mai eseguito in condizioni ideali. Fatica, pressione temporale, avversari e necessità decisionali modificano continuamente il contesto.

 

Un gesto “corretto” in allenamento può risultare fragile in gara se non è stato costruito per adattarsi. L’obiettivo dell’allenamento dovrebbe quindi essere la robustezza del gesto, ovvero la sua capacità di mantenere efficacia al variare delle condizioni iniziali.

 

Davids e Araújo sottolineano come l’allenamento orientato all’adattamento favorisca lo sviluppo di soluzioni motorie personali, funzionali al contesto e più resilienti allo stress competitivo.

 

 

Implicazioni pratiche per il preparatore fisico

 

Senza entrare nel merito dell’insegnamento tecnico, il preparatore fisico può incidere in modo significativo sull’apprendimento motorio attraverso:

 

  • la gestione della fatica
  • la manipolazione di spazi e tempi
  • la variabilità dei vincoli coordinativi
  • l’integrazione tra carico fisico e compito motorio

 

In questa prospettiva, il preparatore non “insegna il gesto”, ma crea le condizioni affinché l’atleta possa scoprirlo, adattarlo e renderlo proprio.

 

 

Postilla: FAQ

 

“Ma la tecnica allora non conta?”

Conta eccome, ma in contesti variabili la tecnica non è mai statica. L’approccio basato sui vincoli aiuta a far emergere gesti tecnicamente efficaci e adattabili.

 

“Se non ripetiamo sempre lo stesso gesto, come si fa a renderlo preciso?”

La precisione emerge dalla variabilità guidata. Bernstein parla di “repetition without repetition”: il gesto stabile nasce dall’adattamento, non dalla rigidità.

 

“Questo vale solo per il basket?”

No, vale per tutti gli sport open-skill dove il contesto cambia continuamente. Basket, calcio, pallavolo… la logica è la stessa: allenare l’atleta significa allenare la capacità di adattamento.

 

 

Conclusioni

 

Forse la domanda non è se allenare il gesto o l’atleta, ma quanto spazio lasciamo all’atleta per diventare autore del proprio gesto.

 

Adottare una visione dell’apprendimento motorio basata su vincoli e variabilità significa contribuire allo sviluppo di atleti più adattabili, resilienti e autonomi, capaci di esprimere il gesto tecnico non come una forma da replicare, ma come una soluzione che emerge dal contesto.

 

 

 

Riferimenti bibliografici essenziali

 

  • Bernstein, N. (1967). The co-ordination and regulation of movements
  • Newell, K. M. (1986). Constraints on the development of coordination
  • Davids, K., Button, C., & Bennett, S. (2008). Dynamics of Skill Acquisition
  • Ranganathan, R., & Newell, K. M. (2013). Changing up the routine: intervention-induced variability in motor learning
  • Chow, J. Y. et al. (2016). Nonlinear pedagogy in skill acquisition
  • Araújo, D., & Davids, K. (2011). What exactly is acquired during skill acquisition?

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