Musica e prestazione sportiva: stato dell’arte e meccanismi scientifici

La musica è ormai parte integrante del contesto sportivo: dagli auricolari nel pre‑gara alle playlist per l’allenamento o il warm up. Negli ultimi anni la ricerca ha iniziato a trattarla non solo come “intrattenimento”, ma come potenziale ergogenico: uno stimolo capace di influenzare performance, percezione dello sforzo, stato mentale e recupero.

Questo articolo sintetizza lo stato dell’arte e approfondisce i meccanismi neurofisiologici e psicologici che spiegano come e perché la musica possa modificare il comportamento e il rendimento dell’atleta.

 

Tipologie di utilizzo della musica nello sport

 

Durante l’esercizio

Musica “concomitante”: ascoltata mentre l’atleta si allena o compete.

  • Obiettivi principali: modulare percezione della fatica, favorire ritmo e coordinazione, supportare il mantenimento dell’intensità, migliorare l’esperienza soggettiva dello sforzo.
  • È la forma più studiata nell’ambito di esercizi ciclici (corsa, ciclismo, lavoro intermittente a intensità medio‑alta).

 

Prima dell’esercizio o della gara

Musica “pre‑task” o “pre‑gara”: ascoltata nei minuti che precedono la prova, spesso durante il riscaldamento o nelle fasi di preparazione mentale.

  • Obiettivi principali: modulare arousal, ridurre ansia, favorire uno stato emotivo funzionale, aumentare la “readiness to perform”.
  • Un filone recente di meta‑analisi mostra effetti significativi su parametri di performance anaerobica e sullo stato affettivo.

 

Altri contesti

Musica per recupero e benessere:

  • Può supportare rilassamento post‑gara e qualità del sonno, con potenziale impatto indiretto su salute e prestazione dell’atleta.

 

 

Cosa dice la letteratura sulle prestazioni fisiche

 

Musica come ergogenico negli sport di squadra

Una recente revisione sistematica ha analizzato gli effetti della musica in sport di squadra (calcio, pallavolo, basket), includendo 8 studi per un totale di 140 atleti.

 

Principali risultati:

  • Parametri analizzati: peak power, sprint e jump performance, VO₂max, repeated sprint ability (RSA), change of direction, frequenza cardiaca, RPE, fatigue index.
  • Esito generale: la maggior parte degli studi mostra un effetto positivo della musica su vari indicatori di performance e tolleranza al carico.
  • Limiti:
    • pochi dati su atleti élite;
    • protocolli musicali non standardizzati (genere, tempo, volume, durata);
    • condizioni sperimentali eterogenee (tipo di test, intensità, contesto).

La revisione conclude che la musica sembra avere effetti benefici sia fisiologici che psicologici, con un profilo di sicurezza molto favorevole e un costo praticamente nullo, ma sottolinea la necessità di protocolli più precisi e studi su atleti di alto livello.

 

Musica ed esercizio intermittente ad alta intensità

Un’ulteriore revisione sistematica ha focalizzato l’attenzione su esercizi intermittenti ad alta intensità (sprint interval training e HIIT).

 

Risultati chiave:

  • 9 studi inclusi; la maggior parte utilizza protocolli di sprint interval.
  • RPE: in 4 studi su 6, la musica non modifica la percezione dello sforzo.
  • Peak power: 4 studi su 6 riportano un miglioramento del picco di potenza con musica, rispetto al controllo.
  • Mean power: solo 2 studi su 7 mostrano incremento significativo della potenza media.

Interpretazione: la musica in contesti di alta intensità sembra soprattutto facilitare l’erogazione di picchi di potenza (momenti esplosivi), mentre ha effetto meno consistente sulla fatica percepita e sulla potenza media complessiva.

 

 

Musica pre‑task e preparazione pre‑gara

 

Meta‑analisi sugli effetti della musica pre‑task

Una revisione sistematica con meta‑analisi multilivello ha esaminato 30 studi che valutano l’effetto della musica ascoltata prima dell’esercizio su performance, aspetti cognitivi e risposte psicofisiologiche.

 

Risultati quantitativi principali:

  • Completion time: migliorato (effetto favorevole con riduzione dei tempi di completamento).
  • Relative mean power (RMP): aumento significativo.
  • Fatigue: riduzione dell’indice di fatica.
  • Relative peak power (RPP): effetto moderato positivo.
  • Feeling Scale (FS): forte miglioramento dello stato affettivo positivo.

Fattori moderatori interessanti:

  • Sesso: maggiore beneficio in alcune performance di salto nei maschi rispetto alle femmine.
  • Livello di allenamento:
    • soggetti “active” (non élite) traggono maggior beneficio su alcuni parametri di performance rispetto ai “trained”;
    • al contrario, per alcune variabili psicologiche i soggetti più allenati possono avere un vantaggio.
  • Timing: benefici maggiori sulla Feeling Scale quando la musica è applicata dopo il warm‑up rispetto a dopo il test.
  • Tipo di musica:
    • musica auto‑selezionata produce effetti superiori rispetto a musica pre‑selezionata o pseudo‑selezionata, sia su indici di decremento della performance sia su stati affettivi

 

Effetti del tempo musicale pre‑task

Uno studio sperimentale controllato ha isolato l’effetto del tempo musicale pre‑task (lento vs veloce) su arousal, stato affettivo, RPE e performance anaerobica in un test di rowing di 30 secondi.

Principali evidenze:

  • Sia musica lenta (110 bpm) che veloce (140 bpm) aumentano arousal e stato affettivo positivo rispetto a nessuna musica.
  • La musica a tempo veloce porta a una potenza media superiore nello sprint di 30 secondi rispetto alla musica lenta (si ricorda che il tempo di 30 secondi è lo standard del test massimale di potenza anaerobica).
  • Nessuna differenza significativa su peak power e RPE tra le condizioni.

Questo conferma che, nel contesto pre‑gara, il tempo è un parametro chiave per modulare arousal e performance, con la musica veloce che sembra più efficace per compiti brevi, esplosivi e ad alta intensità.

 

 

Meccanismi neurofisiologici e psicologici

Per capire davvero “perché” la musica funzioni, è utile guardare ai meccanismi descritti dalla letteratura di music neuroscience e sport psychology, recentemente sintetizzati anche in un editoriale su atleti élite pubblicato sul British Journal of Sports Medicine.

 

Attivazione del circuito della ricompensa (dopamina)

Cosa succede:

  • Neuroimaging e studi di neuropsicologia mostrano che l’ascolto di musica attiva il sistema dopaminergico mesolimbico, in particolare aree come lo striato ventrale e il nucleus accumbens.
  • Questo circuito è centrale nella motivazione, nel “desiderio di agire” e nella percezione di piacere.

Effetti sull’atleta:

  • Riduzione dello stress e delle risposte affettive negative in contesti ad alta pressione.
  • Maggiore propensione ad affrontare esercizi impegnativi, soprattutto quando la musica è percepita come piacevole e significativa.
  • Potenziale facilitazione di stati di flow, in cui il soggetto è completamente assorbito nel compito, con alta concentrazione e percezione di controllo.

 

Regolazione di arousal e stati emotivi

La musica modula arousal e affetto attraverso parametri come tempo, modalità, timbro e distribuzione spettrale dell’energia sonora.

Principi osservati:

  • Alto tempo, alta intensità, maggiore energia spettrale → stati fisiologici più “aroused” (più attivazione), utili per compiti esplosivi e di potenza.
  • Basso tempo, minor intensità, energia spettrale più “morbida” → stati più sedativi, utili per rilassamento, recupero o per ridurre ansia pre‑gara.

Questo permette di usare la musica come una leva finissima:

  • prima di uno sprint o di un test di potenza ha senso una musica veloce, energica;
  • prima di una gara ad alto carico emotivo, ma dove l’atleta tende a essere “troppo carico”, musica più lenta e meno aggressiva può favorire un arousal più ottimale.

 

Entrainment e sincronizzazione neuromotoria

Entrainment: il fenomeno per cui il sistema motorio tende a sincronizzarsi con stimoli ritmici esterni (battito musicale).

 

Implicazioni:

  • La sincronizzazione di passi, pedalate, bracciate o movimenti di salto con il beat può migliorare efficienza motoria e coordinazione, riducendo il “costo” attentivo del timing.
  • In esercizi ripetitivi, questo può tradursi in una percezione di minor fatica a parità di lavoro meccanico, soprattutto a intensità moderate.

Anche se molti lavori sull’entrainment provengono da contesti non sportivi, la stessa logica si applica a numerosi gesti ripetitivi in allenamento, e spiega perché la musica “al giusto tempo” rende alcuni lavori più sostenibili nel tempo.

 

 

Distrazione selettiva e percezione dello sforzo

Nei carichi moderati, la musica può “competere” con i segnali interni legati alla fatica (respirazione, tensione muscolare, discomfort) e ridurne il peso percettivo. Questo si traduce in:

  • Riduzione del RPE (Rating of Perceived Exertion) in diversi studi su esercizio submassimale.
  • Miglior accettazione di carichi voluminosi, soprattutto in soggetti non élite che possono essere più sensibili alla fatica percepita.

In contesti di alta intensità, gli studi mostrano che la musica ha meno effetto sulla RPE (la fatica domina la scena percettiva), ma può comunque facilitare il raggiungimento di picchi di potenza.

 

Effetto “priming” pre‑task

La musica pre‑gara agisce come uno stimolo di priming:

  • prepara sia il sistema nervoso che l’apparato psicologico alla richiesta imminente;
  • orienta l’attenzione verso aspetti funzionali (energia, determinazione, focus) e mette in secondo piano pensieri disfunzionali (paura di fallire, eccesso di valutazione esterna).

La meta‑analisi sulla musica pre‑task mostra miglioramenti in potenza relativa, fatica e stati affettivi positivi, soprattutto quando la musica è auto‑selezionata, confermando l’importanza di un forte coinvolgimento emotivo e identitario nel brano scelto.

 

Effetti su sonno, ansia e benessere

L’editoriale su atleti élite evidenzia che la musica può:

  • migliorare la qualità del sonno,
  • ridurre l’ansia a lungo termine,
  • facilitare stati di rilassamento e recupero post‑esercizio.

In un calendario denso di gare, viaggi e carichi, questo può costituire un vantaggio indiretto ma sostanziale per prestazione e longevità sportiva.

 

Musica auto‑selezionata vs pre‑selezionata

Un tema centrale è la personalizzazione. I dati disponibili suggeriscono che la musica auto‑selezionata dall’atleta ha un impatto maggiore su molti esiti.

 

Perché la personalizzazione conta

  • aumenta il valore di ricompensa (reward) e la rilevanza emotiva del brano;
  • amplifica l’attivazione del circuito dopaminergico;
  • favorisce l’identificazione tra musica, gesto sportivo e “narrativa” personale dell’atleta (ricordi, valori, senso di auto‑efficacia).

Una review teorica sottolinea come la musica personalizzata influenzi determinanti psicofisiologiche della capacità di esercizio (motivazione, affetto, controllo percepito, pattern di attivazione neuromuscolare), proponendo scenari di applicazione anche a popolazioni cliniche.

Nella pratica, questo si traduce nel dare spazio all’atleta nella scelta delle playlist, all’interno però di linee guida tecniche (tempo, durata, contesto).

 

 

Implicazioni pratiche per allenatori e preparatori

 

Scelta del tempo e del tipo di musica

  • Per compiti esplosivi e brevi (sprint, test anaerobici, salti):
    Musica veloce, ad alta energia, specie in pre‑task, per massimizzare arousal e potenza media.
  • Per lavori estesi a intensità moderata (corsa continua, circuiti tecnici):
    musica con tempo stabile, facile da seguire; il sincronismo con il gesto facilita entrainment e sostenibilità dello sforzo.
  • Per ridurre ansia pre‑gara o facilitare rilassamento post‑allenamento:
    brani più lenti, con minore intensità sonora, per sfruttare l’effetto sedativo su arousal e sistemi autonomici.

 

Timing di utilizzo

  • Pre‑gara / pre‑test:
    musica durante il warm‑up e negli ultimi minuti prima della prova; gli studi indicano benefici maggiori sullo stato affettivo quando applicata dopo il riscaldamento.
  • Durante l’esercizio:
    utile soprattutto per lavori intermittenti o continui a intensità non massimale, dove può ridurre la percezione di fatica e migliorare la qualità del volume di lavoro.
  • Post‑allenamento / recupero:
    playlist specifiche per favorire defaticamento, rilassamento e, nelle ore successive, una migliore predisposizione al sonno.

 

Personalizzazione e contesto di squadra

  • Playlist individuali: ideali nelle fasi pre‑gara (auricolari, routine personali), sfruttando l’effetto della musica auto‑selezionata.
  • Playlist di squadra: utili nelle fasi comuni (spogliatoio, riscaldamento collettivo), ma richiedono un compromesso tra preferenze individuali e identità del gruppo.
  • È consigliabile considerare ruolo, età, temperamento: un atleta che tende alla sotto‑attivazione (basso arousal) potrebbe beneficiare di musica più energizzante, mentre chi è già molto ansioso potrebbe trarre vantaggio da brani meno aggressivi.

 

 

 

Limiti attuali e prospettive future

Nonostante il quadro complessivo sia favorevole all’uso della musica come ergogenico, la letteratura presenta ancora alcuni limiti:

  • scarsa presenza di atleti élite adulti negli studi sperimentali;
  • mancanza di protocolli musicali standardizzati (stesso genere, tempo, volume, durata), che rende difficile il confronto diretto fra studi;
  • variabilità nelle misure di outcome (diversi test, scale psicologiche, protocolli di esercizio);
  • pochi lavori che integrino in modo sistematico neurofisiologia, psicologia e prestazione nello stesso protocollo.

Le prospettive future, indicate anche dall’editoriale su BJSM, includono:

  • protocolli di musica personalizzata integrati nei programmi di preparazione e recupero degli atleti élite;
  • utilizzo di strumenti digitali per monitorare in tempo reale risposta fisiologica, sonno, stati emotivi e adattare la musica di conseguenza;
  • intersezione con altre strategie (es. mindfulness, imagery, interventi sul sonno), in un’ottica di performance globale e salute a lungo termine.

 

 

Conclusioni

La letteratura attuale supporta l’idea che la musica possa agire come strumento ergogenico multifattoriale nello sport:

  • migliora parametri di prestazione (peak power, potenza relativa, tempi di completamento) in vari contesti, soprattutto quando utilizzata come stimolo pre‑task e in esercizi ad alta intensità;
  • modula percezione della fatica in esercizi a intensità moderata, sostenendo volumi di lavoro più elevati;
  • interviene su meccanismi neurofisiologici (reward dopaminergico, arousal, entrainment) e psicologici (stato affettivo, motivazione, flow) che stanno alla base della prestazione;
  • offre potenziali benefici per sonno, ansia e benessere generale dell’atleta, con impatto indiretto ma significativo su salute e performance.

Per allenatori, preparatori e sport medicine, la musica rappresenta una leva sicura, a basso costo e altamente personalizzabile, che merita di essere integrata in modo consapevole nella preparazione fisica e mentale, soprattutto se si tiene conto del contesto, dell’intensità dell’esercizio e delle preferenze individuali dell’atleta.

 

 

 

📦 Mini-box didattico

Arousal

L’arousal è il livello di attivazione psicofisiologica dell’organismo. Un arousal elevato significa maggiore vigilanza, prontezza motoria e capacità di produrre forza. 👉 Musiche veloci e ad alta energia spettrale aumentano l’arousal, migliorando la performance in sprint, salti e azioni di potenza.

🎧 Energia spettrale

L’energia spettrale descrive l’intensità delle frequenze musicali (bassi, medi, alti). Musiche con alta energia spettrale presentano bassi più intensi, alti pronunciati e un ritmo più marcato. 👉 Favoriscono una maggiore attivazione fisiologica e sono ideali per compiti esplosivi.

 

 

 

Riferimenti bibliografici essenziali

  1. Bezuglov E, Vakhidov T, Kapralova E, Malyakin G, Vinogradov M, Chyogin S and Butovskiy M (2025) Music as an ergogenic aid in team sports: a systematic review. Front. Sports Act. Living 7:1514756. doi: 10.3389/fspor.2025.1514756
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